LE VACANZE ADOTTIVE

Araçatuba, 11 maggio 2008 – ore 23,00

 

Provo a capire come stiamo adesso dopo 17 giorni di vita(?) da famiglia.

Siamo partiti in sordina, piano piano, con i bambini che colazione, piscina, pranzo, riposo,merenda, cartone, cena, dormire. Due o tre giorni di tregua passati a capirci, a studiarci, a vedere come siamo fatti; è cominciata la partita a scacchi, si studiano le mosse, si prova a vedere che succede con un piccolo attacco, si torna sulla difensiva. Poi è cominciata la partita vera e gli attacchi di cavallo e di torre sono stati più precisi, incisivi, pressanti, continui.

La vita in istituto non è facile; figure maschili di riferimento non ce ne sono, ci sono le “zie” che si occupano dei bambini (quasi una trentina) ma non sono molte e la pazienza e la voglia per stare dietro a tutti non deve abbondare. Può capitare che un bambino impari che per difendere le sue poche cose (la maggior parte sono in comune, compresi i vestiti) ci si debba arrangiare da soli e che le zie, tanto, se strilli, scappi, piangi, mordi, prima o poi si stancano e ti lasciano fare, quindi sono più deboli. Da qui scaturisce una semplice conseguenza logica: le zie sono deboli, le zie sono donne, le donne sono deboli.

Dopo qualche anno di indottrinamento, arrivano mamma e papà: gli hanno spiegato chi sono; gli hanno fatto vedere le foto; gli hanno detto che vengono da lontano solo per loro; e loro sono lì, ad aspettare, in attesa di vedere come saranno mai fatti una mamma e un papà (a meno che non abbiano vivi i ricordi di quelli veri, che è ancora peggio). Ma….sorpresa! Sembrano un uomo e una donna!? La mamma sembra uguale alle zie, allora è facile, basta strillare, scappare, piangere, mordere e si potrà continuare a fare come ci pare. L’incognita è quello che chiamiamo papà. Con lui come si fa? Non ne abbiamo mai avuto uno o, almeno, non che si ricordi. Si potrà fare lo stesso quello che siamo abituati a fare?

Con questo tarlo nel cervello, quelli che sono i miei figli stanno affrontando questo periodo di convivenza. Per la verità non entrambi. La bimba, più grande, ha un carattere più mite, è più sorniona, da femmina; lei cerca di conquistarti con le moine, fatte ora a papà ora a mamma a seconda della convenienza e se c’è da sondare, manda avanti il piccolo. Comunque è anche quella già sicuramente decisa a far parte della famiglia, senza alcun dubbio: il suo è indubbiamente il comportamento di una figlia e questo già ci ripaga di tutte le attese.

Quello che ci sta veramente mettendo alla prova è il più piccolo: lui sembra avere sempre davanti agli occhi la vita dell’istituto: tutto deve essere conquistato e le regole sono per gli altri.

Ha cominciato con lo studiarci, poi è partito con le prove di resistenza: faccio capricci, disobbedisco, faccio finta di non capire, alzo le mani, urlo, ho crisi di pianto, tiro oggetti, provo a rompere qualche cosa, vediamo che succede. Non è tanto la mamma che mi preoccupa, lei è femmina e, come le altre femmine, lei è debole, a lei sicuramente di me non gliene importa molto. No, quello che devo capire bene è lui, è il papà.

E il papà reagisce, lo insegue se scappa, lo rimprovera se disobbedisce, lo sculaccia se alza le mani o tira oggetti. Questo fatto lo disorienta: questo coso che chiamo papà mi sta appresso, mi segue, mi sculaccia, MI CONSIDERA! Si, lo fa anche la mamma, ma lei è donna, non c’è da fidarsi.

Certo che ‘sti due so’ tosti, eh! Per quanti casini faccio, stanno sempre li, tutti e due, a ripetere in continuazione che tanto non se ne vanno, che tanto non ci lasciano. Il papà mi sta simpatico, mi sa che mi piace, sono contento quando mi aiuta a fare la doccia, mi spoglia e mi riveste, mi aiuta a mangiare se faccio lo svogliato. Tutte le sere, gli chiedo di sdraiarsi vicino a me per farmi dormire e lui lo fa. Certe volte viene anche di notte, se mi sveglio e accendo la luce.

Quella che non ho ancora capito è la femmina; di lei non mi fido. Anche se fa le stesse cose di papà (anzi, lei non mi sculaccia) non è come lui. Dice di essere la mia mamma ma io le ho detto che non è vero e siccome non è la mia mamma non mi può rimproverare o punire, ma lei insiste: non capisce che mi da fastidio!

No, è ancora presto, non devo ancora fidarmi tanto di loro. Provo ad aumentare la dose di casino, magari dico anche a papà che lui non è il mio papà e vediamo che succede.

 

La vita di questi diciassette giorni è stata questa: stai rilassato a ridere, a giocare, a guardare un dvd e all’improvviso, per una sciocchezza, parte il capriccio, il rimprovero, la brutta parola di risposta, la sculacciata, la fuga, la crisi di pianto, la sgridata, la spiegazione di quello che è successo, del perché del rimprovero e della punizione, l’abbraccio, il bacio, il dvd, il  gioco, il capriccio…..sembra senza soluzione di continuità.

E ti vengono i dubbi, cerchi di capire se stai sbagliando qualcosa, se la colpa del fatto che non riesce a “vedere” la mamma sta nel nostro comportamento, piuttosto che nella sua storia personale; e allora dormi male, sei più stanco, più nervoso, meno paziente.

Ne parliamo con il referente dell’associazione e con gli psicologi del tribunale ed entrambi ci rassicurano, secondo loro le cose stanno andando per il verso giusto e dobbiamo solo avere pazienza, specialmente Fiorella che indubbiamente è la più emotivamente colpita.

Va beh! Continuiamo. Siamo qui per questo e sapevamo che non sarebbe stato facile. Solo una cosa, per favore: NON VENITEMI PIU’ A DIRE DI PRENDERLA COME FOSSE UNA VACANZA

LE VACANZE ADOTTIVEultima modifica: 2008-05-12T05:35:00+02:00da migghiu
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13 pensieri su “LE VACANZE ADOTTIVE

  1. Caro Emilio e’ vero non e’ una vacanza e ti posso assicurare che questo ”studio” durera’ ancora per molto.
    Ma questo non vi deve impaurire, e’ normale che i bimbi reagiscano cosi’, come voi vi dovete abituare ad essere genitori loro si devono abituare ad essere figlii e credimi come non e’ facile per voi non lo e’ nemmeno per loro.
    Questo sfidarvi in varie maniere continuera’ lo fanno tutti i bimbi a prescindere se siano biologici o ado..non cambia niente.
    Quindi vivete sereni questi momenti e godetevi gli istanti in cui finito il capriccio ci sono le coccole ed il desiderio di contatto fisico…sono i momenti piu’ belli.
    E abbiate pazienza nei loro confronti..tanta pazienza, l’adozione e’ un cammino che dura tutta la vita siate sereni.
    Un abbraccio
    iac

  2. Ciao Emilio, si è vero qualche volta si dice di prenderla come una vacanza, ma solo perché una volta a casa, a questo si sommerà il lavoro e la vita di tutti i giorni.
    Anche il nostro Pedro, nel suo piccolo ti sfida tutti i momenti per vedere se può fare o non può fare. E’ normale, è la vita, una sfida infinita. Ma come tu hai detto, poi ci sono gli abbracci, i baci, le coccole e i “TI VOGLIO TANTO BENE PAPA’ O TI VOGLIO TANTO BENE MAMMA”. E poi si ricomincia. Ciao e tanti abbracci.

  3. Ciao Emilio e Fiorella, non ho nulla di originale da dirvi solo…ben venuti nella vita di genitori. E’ proprio così, ci sono anche questi momenti, soprattutto all’età di vostro figlio. Anche mio figlio D. che non ha ricordi della vita di istituto agisce esattamente alla stessa maniera: amandomi e rifiutandomi come mamma a periodi più o meno lunghi o a momenti brevi come il battito delle ciglia.
    Vorrebbe somigliare a me per essere più “mio”. Piano piano lo aiuteremo a sentirsi “normale” anche nella diversità. Sarà una strada lunga ma vi assicuro che è già ricca di momenti meravigliosi. Li vivrete anche voi con vostro figlio e con vostra figlia.
    Vi abbraccio.

  4. Emilio che dire, è un film già visto, almeno così pare dai tuoi racconti. Già conosci il mio di racconto e credo ci si rispecchi molto. Anche a casa continueranno le provocazioni, l’unica differenza è che riuscirete a conviverci meglio, a non spaventarvi. Saprete che passeranno, poi ritorneranno ma sempre più di rado. Quante volte mi son sentita dire: “non mi piace questa mamma!” La prima volta il coltello è affondato nella ferita, la seconda un pò meno fino a non scalfirmi neanche un pò ed è stato allora che hanno smesso di dirmelo!
    Si va per tentativi, piano piano i nostri figli imparano a conoscerci e noi a conoscere loro, si impara a fidarsi, si riesce finalmente a stabilire i ruoli, io sono l’adulto e tu il bambino.
    Ogni piccolo traguardo è una grande conquista ma si deve sapere che spesso si fanno anche passi indietro che mettono alla prova che destabilizzano …. ma, poi si arriva a grandi risultati e si capisce di non aver fallito e che genitori si diventa piano piano, anche commettendo errori.

    Cinzia

  5. Emilio, la tua analisi e lucida e profonda… ciò che racconti fa parte di un copione letto da molti di noi… le mie sculacciate all’epoca non sortivano effetto alcuno ed erano accompagnate da risate e pernacchie a me rivolte…. Ed anche nei momenti di gioco e di tenerezza, per tanto tempo mi sono domandata se i suoi slanci di affettuosità nascevano da ragioni di opportunismo o da sentimenti veri……. è passato tanto tempo perchè potessi leggere e intravvedere la consapevolezza del suo amore nei nostri confronti… Datevi tempo…..
    Vi abbraccio forte forte

  6. Ciao Emilio e Fiorella…io non ho esperienza diretta ma tutti mi hanno detto che quello che state vivendo è quello che accade sempre, o quasi, quando nasce una famiglia , di cuore! Forse alcune volte si è più fortunati e le cose filano via più tranquille, ma nella maggior parte dei casi non è così.
    I vostri bimbi vogliono solo essere sicuri che li amate, e vogliono sapere quanto.
    Un abbraccio e forza…Valeria

  7. I tuoi racconti sono lucidi e sembra che ci siano quelle difficoltà lette e rilette in tanti libri e raccontate in tanti seminari. A viverle quelle difficoltà sono tutta un’altra cosa, si uniscono alle nostre fragilità, dubbi, nervosismi ed incertezze ed è lì che questi, che non sono ancora nostri figli ma che lo diventeranno, trovano le pieghe dove nascondersi a noi. Quello che rimane è la prova di forza, la difesa estrema, la rabbia, la disperazione, la svalorizzazione che hanno imparato nella loro breve vita.
    Coraggio e forza.
    Penny

  8. Forza ragazzi non mollare mai…….
    Siete nei nostri pensieri, un abbraccio a voi ed ai piccoli, a presto
    Francesco, Cristina e Lorenzo.

  9. Le parole posson sembrare sempre le stesse, leggo i commenti a quest’ultimo tuo messaggio e mi sento di aggiungermi a quel coro che vi invita a non mollare, a non credere mai che non ne valga la pena, che sia stata una scelta troppo grande, una partita troppo rischiosa. Lo sai, la mia esperienza non riguarda l’adozione e, forse proprio per questo, dovrebbe esserti maggiormente di sostegno, poichè quando certi pensieri e certe incertezze nascono osservando quei figli che ti sono accanto e che vivono nel tuo amore da sempre è ancor più faticoso da accettare…da digerire. Forse non vedrò mio figlio lanciare oggetti, nè mordere ma lo sento sbuffare ad ogni sgridata, girare i tacchi e correre in camera sua, alzare le spalle o gli occhi al cielo quasi in segno di compatimento verso le solite, noiosissime parole che quotidianamente deve ascoltare….ma che io, ostinatamente, non mi stanco di ripetere. A volte mi scoraggio, arriva sera e faccio i conti con me stessa….spesso credo di non essere all’altezza, di non farcela a sostenere un tale, dilaniante duello….ma il giorno dopo sono di nuovo lì….più “agguerrita” e fortificata dall’averli osservati con infinito amore quando, dopo la coccola, si addormentano sereni…….ed allora so che ci sarò anche domani!
    Forza!!
    Ilaria

  10. ciao Emilio, appena posso vado a leggere qualcosa dei tuoi racconti per saper un pò come và, come vi trovate e cosa state vivendo. Ho provato più di una volta a mandarti delle righe ma poi o per un motivo o per un altro sono rimaste ferme. Io non ho mai pensato che si trattasse di una vacanza questa esperienza che state vivendo, anzi, di una prova dura da affrontare con tanto coraggio e tanta pazienza.Sono convinta che tutto andrà per il meglio perchè sò quanto ci tenete e quanto amore vi spinge.
    Un forte abbraccio ………… vi penso spesso
    Paola

  11. Belli,

    è arrivato il momento del rientro! Siamo felici per te Emilio, ti sentivamo in skype fremente di tornare… e ti comprendiamo. La conoscenza con i tuoi figli è sicuramente a buon punto e adesso è ora di tornare alla vostra vita e assaporare la ricchezza che vi portate indietro da questo viaggio! Tanti baci a tutti e a presto!

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