EQUIPAGGIO, PREPARARSI AL DECOLLO

Equipaggio, prepararsi al decollo San Paolo, 7 giugno 2008 Siamo a San Paolo da 10 giorni; abbiamo fatto il viaggio da Araçatuba di notte, in autobus, con i bambini che non riuscivano a prendere sonno per tutte le cose nuove che vedevano. Stiamo partendo, si. Finalmente! No, non andiamo in Italia, andiamo a San Paolo; San Paolo non è Italia, è ancora Brasile; dobbiamo aspettare che ci diano il permesso e poi prendiamo l’aereo grande; ancora dieci giorni; no, domani non è dieci giorni. Il 27 maggio abbiamo avuto la sentenza che stabiliva che Edna ed Ednaldo erano i nostri figli. E’ stato un procedimento soft; il giudice ci ha voluto vedere solo per salutarci, quando avevamo già registrato la sentenza e tutti gli altri atti emessi per la circostanza. Una persona molto cordiale, come tutta l’equipe di psicologi e di assistenti sociali che ci hanno assistito. Devo dire che la cittadina in generale è molto cordiale e accogliente; ogni volta che veniva fuori la faccenda dell’adozione – e veniva fuori sempre, vista la differenza di colore – tutti erano prodighi di complimenti, benedizioni e auguri. Un giorno, mentre eravamo al ristorante a mangiare, si è fermata una coppia di persone, lei brasiliana, lui napoletano, che ci ha sentito parlare italiano e ha voluto conoscerci e invitarci poi a cena. Ci hanno spiegato, Grazia e Antonio, che vivono a Buenos Aires da tanti anni ma hanno i figli che vivono a Milano dove hanno dei negozi in centro e fanno la spola fra l’Argentina, il Brasile e l’Italia. Di grande aiuto, poi, sono stati il referente dell’associazione, Giovanni, italiano di Roma, e sua moglie Ivonne che sono sempre stati a disposizione in qualunque momento, nonostante Ivonne avesse un problema di salute molto, molto serio: una malattia genetica che le sta distruggendo i reni e che non può essere fermata s non con un trapianto. Lei ne parla con una serenità incredibile; mi dice che quasi tutti i sui parenti hanno questa malattia e che quindi nessuno di loro può essere utile per il trapianto ma che ci sono sei – dico sei – persone che si sono offerte di donarle un rene. Oggi l’ho sentita al telefono e mi ha detto che l’ultimo dei donatori ha fatto gli esami e risulta perfettamente compatibile e quindi a luglio si opererà e spetterà di morire per ricominciare a vivere. Abitare a San Paolo, dopo 30 giorni di Araçatuba, è spiazzante. Si passa dal nulla, dal calmo, dal silenzio, al caos, al traffico, alla confusione. Questa città mi fa un effetto strano: sembra non avere passato; i quartieri si rincorrono uguali, grattacieli di 30-40 piani e case più basse che convivono gli uni affianco alle altre senza che si possa capirne l’età. Tutto sembra vecchio ma nulla ha l’aria di antico. E’ come se si sia cercato di cancellare la storia della città, se si voglia dare sempre l’impressione di una città in progresso e che quindi non ci sia posto per il passato. Anche i bambini sono rimasti spiazzati dal cambiamento; i primi giorni erano più nervosi e capricciosi del solito ed Ednaldo ha ripresentato qualche segno di agitazione più marcata, come nei momenti peggiori. Dopo un paio di crisi un po’ più violente, ho capito cosa era successo: si aspettava di partire e quando ha realizzato che non era l’Italia ha avuto paura che lo lasciassimo qui. Una volta tranquillizzato, tutto è ritornato alla normalità e piano piano abbiamo cominciato a prepararci alla partenza. La vita qui è diversa rispetto a prima; siamo in un residence in zona centrale: appartamenti bruttini e tenuti non molto bene ma per un paio di settimane possono andare. Andiamo a fare la spesa, cuciniamo, cominciamo a fare vita di famiglia. Qui poi ci sono altre 6 coppie che stanno adottando e lo stare insieme, quando possibile, aiuta a passare il tempo. Le loro storie sono, più o meno, tutte copie della nostra; pensavamo di essere gli unici a vivere certi momenti, certe difficoltà, ed invece siamo perfettamente nella media, anzi, a noi forse è andata anche piuttosto bene. Martedì mattina andiamo in consolato a ritirare i passaporti dei bambini vistati per l’ingresso in Italia e la sera alle 17,05 siamo in volo per il rientro dopo 48 giorni: equipaggio, prepararsi al decollo

EQUIPAGGIO, PREPARARSI AL DECOLLOultima modifica: 2008-06-08T04:46:05+02:00da migghiu
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7 pensieri su “EQUIPAGGIO, PREPARARSI AL DECOLLO

  1. caspita che settimana, oggi alberto e martedì voi…sarete contenti di ritornare!!! e chissà che emozione i bimbi!!
    ragazzi, buon rientro, buon viaggio, buon inizio!!

  2. Buon rientro cari amici.
    Ti leggo cercando di immaginare quello che fra qualche settimana anch’io proverò, cerco di immedesimarmi nei tuoi racconti e vedo che nonostante le tante difficoltà, la lunga permanenza, alla fine se ne può uscirne vincitori.
    Buon viaggio…e sopratutto buon rientro a casa.
    Dany e Franco

  3. buon Rientro amici miei non vedo l’ora di potervi abbracciare e quando sara’ saro’ felicissimo.
    Un bacio grande ai vostri ”padroncini”.
    E che il sole splenda alto nella vostra vita

  4. e noi siamo qui che vi aspettiamo a braccia aperte e non vediamo l’ora che siate tornati alla base. che bel ricambio….voi e gli Albi tornate, Dany e Franco partono. Speriamo che per l’arcobaleno non ci siano più periodi vuoti e che le partenze ed i ritorni si susseguano fino all’ultimo di noi. Poi una bella vacanza tutti insieme. a prestissimo

  5. Cari amici finalmente si ritorna a casa, non vediamo l’ora di rivedervi e riabbracciarvi, ma sopratutto di conoscere Edna e Ednaldo. Allora,buon viaggio e buon rientro nel vostro nido.
    A presto, Marco e Angela.

  6. Famiglia Di Giacomo al completo, buon rientro!!
    Non vediamo l’ora di conoscere i vostri figli, ma aspetteremo pazientemente, il momento lo deciderete voi..
    A presto

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